Le persone normali Steso sul mio letto al buio.
Di notte.
Con la fluorescenza che filtra dalle persiane.
Quando mi stendo di notte.
Quando provo a dormire.
Prima che faccia effetto il sonnifero torna tutto.
Rivedo tutto a doppia velocità.
Le scene peggiori rallentano, a volte c’è anche il fermo immagine.
Nel mio flashback acido c’è ogni cosa.
E ho paura.
La paura è diventata un’abitudine.
Vado a fare la spesa insieme alla paura.
Mangio con la paura.
Nel letto faccio posto alla paura.
Buttiamo la spazzature insieme.
Ogni fottuto giorno si ricomincia da zero.
Ogni cazzo di secondo questa cazzo di testa…
Fare scorta di sigarette.
Fare scorta d’alcool.
Girare armati.
Pensare costantemente alla propria morte:
Annegato.
Impiccato.
Sbudellato.
Pestato a morte.
Schiantato.
Schiacciato.
Sparato, accoltellato.
Bruciato.
Decapitato.
Avvelenato.
Smetto di parlare.
Sono morto.
Nel riflesso vedi la muta faccia della disperazione.
Niente lacrime o urla.
Non più.
Verso il nulla.
Non cerchiamo più niente.
Una volta nel reparto il ragazzo dai capelli rossi t’ha invitato a fare una partita a calcio balilla.
Hai risposto di no.
“AO! Sei un morto”, t’ha detto.
Ci penso sempre, me lo ripeto, eco nella mia testa.
AO SEI MORTO
Due giorni solo nella stanza
È un piacevole lusso, na favola.
Verso le due di notte mi portano un ragazzo che urla.
Nonostante il sonnifero mi sveglio.
Aprono la porta con un calcio e mettono la barella parallela al letto.
Quello non la smette un secondo di urlare.
Lo mettono sul letto e se ne vanno ridendo.
Quello urla, urla senza prendere fiato.
INFERMIERA INFERMIERA.
Gli dico che l’infermiera non verrà perché sta scopando con l’ausiliare.
Gli dico che è meglio se prova a dormire.
Gli dico che domani verrà sicuramente sua madre.
Lui mi guarda per un paio di secondi muto.
Poi ricomincia ad urlare.
“Non voglio mangiare più, voglio morire di fame.”
“Non te lo permetteranno.”
“Questa roba la butto al cesso”
“Non ti faranno morire di fame, ti attaccano la flebo.”
“E io la stacco.”
“Allora ti legano.”
“Come si fa a morire in questo posto?”
“Se mi dai il tuo piatto di pasta e un pacchetto di sigarette
Collaborare e ringraziare.
È la noia che ti uccide lentamente.
Il mio consiglio è quello di fumare tante sigarette, andare d’accordo, parlare con dottori infermieri e pazienti.
Mantenere un profilo basso.
Cercare di non attirare l’attenzione.
Solo seduto sul letto a guardare il muro.
Una giornata dura un mese.
Fai finta che sei capitato lì per puro caso.
Fagli vedere che tu non c’entri niente con quei pazzerelloni.
E vedrai che il TSO può essere una piacevole pausa di riflessione.
Sono quello che fugge.
Ho bisogno di cambiare nome.
È come il grande fratello.
Solo che non becchi una lira una volta uscito.
Niente Tv , niente riviste o interviste, niente gente che sbava per una tua firma.
La pace.
A patto che non fai casino o litighi continuamente con gli altri.
Collaborare e ringraziare.
Tutti i giorni pensi a farti scoppiare il cervello con una magnum, ma per il resto nessuno ti chiede niente.
Basta che stai fermo.
Ovviamente devi collaborare con le loro iniziative.
Ma la pace ha un prezzo.
Adoro la comunità con la sua illusione di guarigione, di reinserimento.
Fanno a botte per mettersi nel sedile accanto al guidatore.
Li ho visti prendersi a cazzotti per un posto in prima fila.
A me non fotte.
A me non fotte neanche d’uscire.
Se non esci stai male.
Andiamo tutti a prenderci un caffè.
Andiamo a fissare le persone normali.
Il senso delle uscite forse è proprio questo: vedere la gente normale.
Sono il fuggitivo.
Devo cambiare nome.
|