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Il cercopiteco che uccise lo share
clap clap clap
parte la sigla, rutilante gioco di luci
clap clap clap
l'odore dell'emozione generale si rapprende nell'aria facendosi densa, LUI entra nello studio e storce il naso. Visto da casa sembra enorme, invece saranno 80 persone stipate in 100mq.
clap clap clap
la gente si abbraccia, qualcuno piange.
io per sbaglio rutto ma nell'estasi nessuno se ne accorge.
clap clap clap
già che ci sono provo anche a rubare il portafoglio del ciccione di fronte a me ma il mio vicino mi guarda con sospetto.
clap clap clap
Lui si guarda intorno, si sofferma a guardare ciascuno di noi negli occhi e respira piano, metodico. Sembra gonfiarsi sotto l'aspettativa pressante dei faretti.
D'un tratto sferra un braccio in aria.
UH!
sotto i riflettori, adesso Dio ha un coltello puntato al petto.
OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOhhhhhhhhhhhhh
come un'onda, ci ritraiamo un pochino più indietro. Poco poco, come bambini davanti a un mago
"E adesso iniziamo!" urla da invasato.
Dal mio seggiolino riesco a vedergli le vene del collo sottopelle, sembrano radici di platano sotto una crosta di asfalto.
SSSSSIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
l'onda spumeggia. le porte si aprono a fisarmonica, due strafighe kilometriche fanno ondeggiare con i fianchi vassoi e cesti colorati.
E' la cornucopia dello spettacolo: primizie per gli occhi affamati di noi che possiamo solo accontentarci di guardare, ma comunque da vicino, il grande sogno.
OOOOOOOOOOOOHHHHHHHH
bellezza, celebrità, maestria, potere, denaro e anche i sapori più prelibati.
le mie fauci si riempiono di acquolina, il mio spirito si eleva nel mirare la naturale competenza di LUI, a suo agio, tra i coltelli e gli ingredienti.
STRAP
STRAP
SBAM
mentre LUI cerca la concentrazione rinchiudendosi in un impassibile silenzio, il palco si chiude a uovo su di lui, avvolgendolo. Una nebbia, che sembra albume, riempie il guscio e infine un faro, arancione, fa la parte del tuorlo.
OOOOOHHHHHHHHHH
LUI riemerge dal silenzio, si guarda intorno (solo ora noto che ha ancora il braccio in aria, e saranno passati buoni buoni 2 minuti) e poi sussurra in modo che anche le nonne da casa possano sentire "Io sono la vita e la speranza per tutti voi"
Solo un lieve fruscio riempie l'aria, eppure la mia attenzione si è spezzata. Colpa del braccio. Non riesco a smettere di pensare che fatica possa sentire a tenere il braccio ritto in aria per così tanto tempo.
Dev'essere molto allenato. Fa parte della sua maestria, d'altronde.
Comunque sembro essere l'unico, a parte un ragazzino vestito come se fosse evaso dalla casa del Grande Fratello, ad apparire distratto.
Ma ora LUi si muove: dentro al suo guscio LUi ora ci richiama all'ordine, ipnotizzandoci tutti come un ragno padrone della sua tela.
SIIIIIIIIIIIIIIII
"Dove siete, stupidi inetti?" tuona dal suo regno
noi, allibiti, siamo immobili
"Ho detto dove siete, brutte stupide bestie?"
QUIIIIIIIIIIIIIII
Anche io non resisto, anche io mi unisco a tonsille spianate a urlare la mia fedele partecipazione.
"Allora, cominciamo!" replica LUI accondiscendente
il nostro entusiasmo è incontenibile, siamo qui, pronti a combattere montagne di verdure, pronti a non cedere ai dolori di kili e kili di cipolle di Tropea, felici di avere, nel suo nome, stigmate di pentole roventi sulle mani e visi turgidi di vapori oleosi.
Siamo tutti un'unica cosa, un unico respiro che vive, adorante, per la sua dimostrazione.
Perchè lui è a noi che si rivolge, perchè lui, il miglior cuoco degli ultimi 150 anni, ci darà un motivo per vivere, per credere in noi. Dignità, con le sue esotiche ricette. Onore, con i sopraffini ingredienti.
Nonne, mamme, zie, rampanti trentenni che vogliono prendere per la gola il pollo da spennare e giovani diciassettenni con gli ormoni a palla. Tutti a pendere dai suoi meritevoli baffi.
Tutti a chiedergli le chiavi del successo. "Ginello, lo chef del tinello" è diventato in pochi anni un must. Non si discute d'altro. Gadget, newsletter, oltre ovviamente a stand, padelle, pentole, libri e quant'altro.
Un impero che, come l'intingolo, ha lentamente avvolto ogni fibra del nostro arrosto. rendendolo più saporito, più gustoso, più sofisticato.
Nel silenzio riverente di tutti, lui si schiarisce la voce.
"Ed ora la rivelazione..."
OOOOOOOOOOHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH
"la ricetta di oggi prevede....."
OOOOOOOOOOHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH
"Il CERCOPITECO in casseruola!!!!"

La parola cercopiteco rimbaza sulle nostre facce estatiche e poi gli si scaglia addosso.
Scende il gelo.
Sulle verdure, sugli attrezzi, sulle ballerine seminude, sul rutilante mondo dello spettacolo per eccellenza.
E' solo silenzio perplesso.
Lui se ne accorge. ma imperterrito aspetta che la sua ciurma si sganci dalle catene dell'ignoranza.
La ciurma ci mette un po' troppo.
il silenzio ristagna come olio rancido.
Non stiamo rispettando i tempi televisivi.
"E che cazz'è un cercopiteco?" chiede l'evaso dal Grande Fratello.
La divinità cede. Il nostro idolo si crepa come una ciotola di porcellana.
"Ginello lo chef del tinello" era un impero.
Distrutto, sotto i miei occhi, da un cerpotipeco. Perchè nessuno sa cos'è. Perchè se invitiamo a cena gli amici, ti pare che posso cucinargli braciola di cerpitecoco?
lui, Ginello, piange. Solitario nel suo guscio d'incomprensione.
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nello stupore generale però, riesco a fottere il portafoglio del ciccione.








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pubblicato il 2009-10-16 alle 19:57:21