erano altri tempi erano altri tempi, si puņ dire.
io, praticamente, vivevo in macchina e
c'erano questi tramonti anfetaminici
che sapevano durare per sempre.
erano altri tempi, si, si puņ dire
che prendevo un'altra pastiglia
per saltare un altro pasto
per essere un poeta
per dimenticarmi d'averci il culo
poggiato su una bomba.
tempi meravigliosi e trascorsi
a innamorarsi della prima che capita,
farsi scudo col suo corpo,
lasciare che abbattessero lei
una volta tanto
al posto mio.
e alla fine abbattevano sempre lei
e non c'era da preoccuparsi
a guidare strafatto fino alla prossima birra
o scopata triste
tanto portavo in giro solo me stesso
e il cadavere di questa puttana
crivellato di colpi destinati a me.
erano altri tempi (bei tempi, eh!).
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