copertina

upstaris

sezioni

gu legge


utenti registrati 100


Cattiva Cattiva (tutti tranne me)
Era sporca.
Bambina cattiva.
La madre l’aveva cacciata di casa come tutti noi.
Il convivente della donna non la voleva.
Si chiamava R.
Diceva che il compagno della madre la voleva uccidere.
Lei dal canto suo prima di andare fuori di testa l’aveva masturbato.
Dopo la cacciata viveva per strada facendosi ospitare in cambio di sesso.
Era una ninfomane e non lo nascondeva.
Mi avevano raccontato che i servizi sociali l’avevano trovata che viveva con quattro rumeni in un monolocale.
In comunità se li fece tutti tranne me.
Io le leccai la figa rimanendo disgustato da un sapore amaro, rancido.
Quando mi rifiutai di penetrarla iniziò a minacciarmi di morte, e tutto il giorno non perdeva occasione d’insultarmi.
Aveva i capelli color platino, un corpo sfatto, vecchio prima del termine.
Non portava ne reggiseno ne mutandine.
Era più giovane di me, e io ne avevo 27.
La cosa che mi colpì più di tutto era che aveva i denti neri.

Si dava arie da femmina fatale e aveva il brutto vizio di fissare le persone.
Per me era diventato un problema la sua presenza, minava il mio equilibrio, tutti sentivamo il peso della sua folle personalità.

Una volta eravamo io, lei e D. seduti in veranda.
Ci raccontò che una volta il padre s’era addormentato sul divano e lei seduta accanto s’era infilato la testa di un cicciobello nella figa.
Aveva solo 15 anni.

Le altre ragazze ospiti erano schiacciate dalla sua presenza.
Tutti soffrivamo la sua presenza.
Quando non m’insultava mi sussurrava cose sporche.
Un giorno esausto gli urlai in faccia che mi suscitava ribrezzo.
Da quel momento non mi rivolse più la parola

Una volta un operatore si perse le chiavi della propria macchina.
Il giorno dopo mi dissero che sarei stato “sanzionato” perché m’ero visto di notte con R.
Sarei tornato in manicomio per una cosa che non avevo fatto.
Feci le mie indagini e scoprii che un operatore mi avrebbe scagionato.
R. aveva rubato le chiavi e verso le due di notte era entrata nella mia stanza per convincermi a scappare con lei.
L’operatore s’era accorto del rumore dei suoi tacchi e andando a controllare mi aveva trovato a russare.
Lei s’era nascosta dietro la porta.
E quando lui era tornato nella sua stanza ha sentito di nuovo i suoi passi giù per le scale.
Tirato un sospiro di sollievo tirai un paio di schiaffi a R.
Lei non disse niente.
Durante una libera uscita avevo bevuto pesante.
Mi costò molto il silenzio del barista in continuo contatto con la comunità.
Tornai barcollante e con la visione disturbata, come attraverso la boccia del pesce rosso.
Rientrai in comunità con un profilo basso e incrociai R. che era appena tornata dal dentista.
S’era fatta togliere un dente marcio.
Non mi disse niente, neanche mi guardò, tirò avanti sputando sangue.
La vidi dirigersi verso le scale che portavano al secondo piano della struttura dove c’era la lavanderia.
Ricordo ancora oggi la sua faccia cupa e determinata.
Io bello bello stordito mi siedo in veranda e comincio a sfondarmi il pacchetto di rosse.
Dopo una decina di minuti sento un grido e con la coda dell’occhio vedo qualcosa cadere dall’alto.
S’era buttata.
S’era rotta le gambe e sdraiata sull’erba bagnata urlava il mio nome.
Gli operatori non ci fecero avvicinare, e gli tennero compagnia finchè non arrivo l’ambulanza.
Io dal canto mio rimasi seduto a godermi la sbronza rubata.
Dopo un periodo passato ingessata all’ospedale torno in un manicomio delle sue parti.
Fui l’unico a non andarla a trovare.
I capoccioni della struttura non la vollero riaccogliere.
Le ultime notizie dicevano che la madre non aveva voluto neanche prendere il suo guardaroba che ancora oggi giace nel reparto oggetti smarriti della stazione ferroviaria del suo paese.

Io dal canto mio non provai niente.
Ero solo contento di non averla tra i piedi.
Non provai assolutamente niente.
Pensavo a me e basta.
Potevano crepare tutti.
Solo che ancora oggi, prima di prendere sonno, prima che faccia effetto il sonnifero…
Sento la sua voce chiamarmi disperata.









156 letture
0 commenti

nessun commento presente

pubblicato il 2010-06-18 alle 13:10:57